Bordello 2.0.

Una volta il bordello aveva uno scopo ben preciso: tenere a bada il testosterone. Aveva anche quel certo sapore romantico e decadente di epoche in cui la ricerca del piacere era l’unica forma di protesta. Poi è successo qualcosa, qualcuno si è reso conto che il bordello non rendeva come il gioco d’azzardo, e così finì l’epoca delle dolci signorine impomatate che vendevano passione a poco prezzo tra una riunione e l’altra.

Il bordello è diventato sinonimo di casino, confusione, ha perso la sua vena poetica. È diventata una parola come tante altre e viene quindi inserita nel lessico di giovani menti con poche idee ma confuse.

A questi fenomeni a cui si è incasinato il modo di parlare, voglio dare uno spassionato consiglio: se volete fare bordello, quello vero, invece di spaccare tutto quello che incontrate manco foste i seguaci di Hulk, sfogate i vostri istinti più beceri con il pappone di una prostituta da strada. Far sanguinare un vero sfruttatore procura molte più soddisfazioni che scrivere cose incomprensibili sui muri.

La legge Merlin ha generato mostri, ha lasciato che il testosterone fuori controllo si trasformasse in un’ideologia.

È devastante e deprimente. Ridateci i veri bordelli.

“Cioè, minkia zio, bella fra, qua va tutto a puttane”.

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